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GIROVITA LARGO E RISCHI PER LA SALUTE

Il grasso addominale è l’incubo di tutti. Un problema non solo estetico: genera infiammazioni e può aprire la strada a pericolose malattie.

La cintura comincia a tirare e tocca pure fare un buco in più. Un incubo per ogni donna attenta alla linea, ma il girovita largo non dovrebbe far paura soltanto per l’estetica: la vituperata pancetta fa male alla salute.
Il girovita largo infatti è uno dei marcatori più evidenti e facili da riconoscere della sindrome metabolica, una condizione diffusissima (riguarda ormai circa dieci milioni di italiani) che però pochi conoscono o sanno di avere. Perché non è una vera e propria malattia, ma un insieme di fattori che sommati sono indice di un metabolismo in affanno, sull’orlo di un tracollo che può portare a guai seri: i cinque parametri che definiscono la sindrome sono infatti il girovita abbondante, l’eccesso di trigliceridi o glicemia, la pressione alta, il colesterolo “buono” troppo basso. Ne servono tre per la diagnosi di sindrome metabolica, ma la circonferenza della pancia è una delle “spie” più importanti. Prima di tutto perché il grasso addominale è il più pericoloso: per quanto noi donne possiamo odiare le culotte de cheval, la ciccia su fianchi e cosce è quasi un “deposito” neutro e quindi molto meno dannosa per la salute di quella che si piazza sull’addome e riveste anche organi interni come fegato, cuore e vasi. Il grasso addominale infatti può produrre sostanze pro-infiammatorie e pro-tumorali, favorisce la comparsa dell’aterosclerosi, “strozza” il fegato incrementando l’infiammazione generale.

Come monitorarlo? Pesarsi non è abbastanza: l’indice di massa corporea che si usa comunemente per sapere se si è sovrappeso non dice molto su dove sia il grasso. Bisogna scovare anche le false magre, con gambe sottili e pancia più abbondante: pure loro sono a rischio, anche se a guardare l’indice di massa corporea certo non sono sovrappeso. La buona notizia è che il girovita abbondante è un fattore di rischio che si giudica quasi a occhio: basta un metro da sarta per sapere se è il caso di correre ai ripari.